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Feste e tradizioni italiane

La storia di Tasi - il re del Carnevale di Cento

C'era una volta un Re...
No, in realtà non era un Re, o almeno non subito... All'inizio era un comune cittadino...
No, non era esattamente un comune cittadino, anzi, era proprio un uomo straordinario!..
Insomma, c'era una volta in una favolosa terra che aveva la curiosa forma di uno stivale col tacco, in un'allegra cittadina di nome Cento che sorgeva sul fiume Reno, un uomo che con la sua peculiare e smisurata fantasia riusciva a trasformare la realtà attorno a sè. Sapeva parlare una grande quantità di lingue, quasi tutte inventate da lui stesso!
Era l'uomo più amato e più odiato della città, perchè quando si metteva a criticare i vizi di qualche suo concittadino, lo faceva con tale grazia, arguzia e ingegno, che il malcapitato veniva deriso da tutti fino alla fine dei suoi giorni. Quest'uomo si chiamava Luigi Tasini. Era di bassa statura ma ben proporzionato, vestito con una certa eleganza, in domino nero con cappello a cilindro. Amava abbinare abiti di vari colori (i quali spesso si odiavano tra loro). Faceva l'ortolano e fattore nella chiesa di San Rocco, ma la sua più grande passione era il Carnevale. Gli piaceva costruire maschere a piedi e carri allegorici, e grazie alla sua abilità e alla singolare fantasia riusciva a costruire i carri più incredibili, stupefacenti e assurdi, che nessuno mai avrebbe potuto immaginare! E con i suoi allegri e bizzarri sproloqui era sempre l'anima del Carnevale.

Tasini aveva la moglie, che si chiamava Luigia. Era... non proprio brutta, non proprio guercia, non proprio cattiva e gelosa, ma... molto peggio di così. Però Tasini l'amava comunque. Ma più ancora di Luigia, Tasini amava il vino. Luigia, non potendo più sopportare questa rivalità così sfavorevole nei suoi confronti, un giorno decise di mettere il marito davanti a una difficile scelta: o lei, o un buon bicchiere di vino.
Che doveva fare il povero Tasini? La moglie, è pur sempre una compagna di vita! Cosa importa, non è poi proprio brutta, ne proprio tanto guercia, e nemmeno proprio tanto cattiva e gelosa... E' sempre pronta ad ascoltare i tuoi infiniti discorsi (beh, anche se a volte, cioè quasi sempre si stufa e ti picchia con la padella in testa..)
Ma il vino... oh, il vino!.. In vino veritas!

Così Tasini scelse il vino. Perchè alla verità ci teneva particolarmente! Ma questo suo amore presto lo tradì. Più tempo passava con lui e più si sentiva solo, perchè la buona damigiana terminava subito e non c'era più nessuno con cui conversare...Trovò quindi un'altra fedele compagna - una volpe bianca - che lo seguiva ovunque, ascoltava in silenzio, non era gelosa del vino e non ne voleva!
Ma la moglie Luigia, che oltre a essere non proprio brutta, non proprio guercia, non proprio cattiva e gelosa, ma... molto peggio di così, era anche molto avara. Gli dispiaceva vedere come il Tasini sperperava i suoi averi nel bere. Un giorno indossò il suo abito più bello (che non era proprio brutto, ma peggio di così), e il suo cappello più alla moda (che non era proprio vecchio, ma peggio di così), e le sue sue scarpe più buone (che non erano proprio consumate, ma peggio di così), si lavò e si pettinò e andò a fare visita al Tasini. Gli disse:
"Vedi marito mio, tu ormai sei vecchio e malato e con il bere tanto stai consumando la tua salute, un giorno o l'altro non ci sarai più. Mentre io sono ancor una giovincella, e che farò da sola? Semmai un giorno un gentiluomo mi vorrà chiedere in sposa, che dote gli porterò? Fai la cosa giusta - scrivi un testamento e lascia qualcosa per me, che io a te regalai i miei anni migliori."
Tasini gli diede ragione e promise di scrivere il testamento.
Al mattino dopo trovarono il Tasini morto stecchito, seduto al tavolo di fronte a una damigiana vuota, con la testa appoggiata sul braccio e con la penna in mano e con la fedele volpe arrotolata ai suoi piedi. Sul tavolo trovarono un foglio dove era scritto quanto segue:
"Io sottoscritto, Tasini Luigi, dinanzi ai testimoni qui presenti: la madama Damigiana mezza vuota detta del Lambrusco e la madama Volpe detta Bianca, che sono qui con me convenute e confermano di essere io in pieno possesso de le mie facoltà de intender e de voler, dispongo il mio TESTAMENTO..." E di seguito elencò i suoi concittadini con tutti i loro vizi e virtù, in base ai quali destinò ad ognuno il suo lascito: a chi i guanti, a chi il cilindro, a chi il portafoglio e a chi la volpe.
Essendo tempo di Carnevale che il defunto amava tanto, il suo testamento fu letto in pubblica piazza e tanto piaque che fu da allora ogni anno reinventato in omaggio al Tasini che dopo la sua morte, con il nome di Tasi, diventò il Re del Carnevale.





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